Intervista ai Giallonove
I Giallonove si raccontano in un'intervista per Professione Musica.
La prima domanda non può non riferirsi al vostro nome, decisamente curioso: che cosa significa? Qual è il legame con il logo della pallina da biliardo?
Marco: il nove è un numero che ritrovo spesso nella mia vita, è il mio numero preferito, e il giallo è il colore che amo di più, anche perché è associato alla follia. La pallina da biliardo invece sta a simbolizzare ognuno di noi, come se fossimo tante sfere che rotolano su quel quell'immenso tavolo da biliardo che è la vita. Ogni pallina può essere colpita in tanti modi diversi, prendere traiettorie inattese, ma in un modo o nell'altro, nel bene e nel male, arriverà sempre in buca.
Presentiamo ora tutti i componenti della band: descriveteci la vostra formazione e il genere che proponete al pubblico.
La nostra è una tipica formazione rock: abbiamo Marco Peroni alla voce e occasionalmente alla chitarra acustica, Stefano Pallotti alla chitarra elettrica, Marco Pallotti al basso, Emanuele Fiorili alla tastiera, Daniele Grandoni alla batteria. La nostra musica è orientata prevalentemente al pop-rock melodico italiano.
Ci sono stati dei gruppi o dei cantautori che hanno influenzato la vostra crescita musicale?
Le nostre radici musicali sono molte e diverse, ognuno di noi predilige un proprio genere musicale: Marco Pallotti è appassionato di swing e jazz, Daniele ascolta soprattutto musica fusion.
Stefano: sono un grande appassionato di rock, i primi gruppi che ho ascoltato e che hanno lasciato un segno nella mia vita musicale sono i Van Halen, i Queen, gli Iron Maiden. La passione per la chitarra elettrica è stata una conseguenza quasi inevitabile...
Marco: mi piacciono molto i Baustelle, Patty Smith, Jefferson Airplane, però devo ammettere che la mia passione per la musica è nata quando avevo 15 anni, con Gianluca Grignani. Nella stesura dei brani ci rifacciamo spesso ai Nomadi, e più di recente, soprattutto nei testi, sto prendendo spunto da De André.
Perchè nascono i Giallonove? Qual'è la storia del vostro gruppo?
Stefano: tutto è iniziato nel 2004. Io suonavo nei Vetar, un altro gruppo offidano che proponeva cover di brani pop-rock italiani. Sentivo però il bisogno di proporre dei brani originali, in cui esprimere le mie emozioni, ma la proposta non fu accolta favorevolmente dalla band.
E' stato in quel periodo che ho conosciuto Marco Peroni. Giocavamo insieme a calcio, e durante gli allenamenti, lui mi raccontava della sua passione per la scrittura. Era proprio ciò che stavo aspettando, avevo bisogno di qualcuno che scrivesse dei testi per le mie musiche. Abbiamo provato a mettere insieme le nostre idee, e da lì è nato tutto. All'inizio ci chiamavamo The Lovers, il gruppo era composto da Marco e me, più altri elementi.
Con l'arrivo degli altri attuali membri del gruppo abbiamo cambiato il nostro nome in Giallonove.
Il progetto ha preso vita con la registrazione dei nostri inediti, finchè nel 2005 è uscito il primo cd autoprodotto: Questione di Ore. Per farci conoscere abbiamo intrapreso un'attività live, che è durata per 5-6 anni, e si è svolta in locali, piazze, ma anche diversi concorsi nazionali e regionali.
Ad un certo punto, però avete interrotto l'attività live, come mai?
In questi concerti non avevamo la possibilità di presentare i nostri brani, dovevamo accontentarci presentare cover di altri artisti. Per questo motivo, ad un certo punto, abbiamo perso l'entusiasmo e la voglia di esibirci. Sentivamo di non riuscire ad esprimere al meglio le nostre idee, le nostre emozioni. Dovevamo ritornare in studio per lavorare sul nostro progetto e per creare dei nuovi inediti che ci rappresentassero al meglio.
Marco: Da gennaio inizierò un periodo di studi all'estero, a Barcellona, che durerà fino a a luglio. Non avremo modo di preparare nuove cover, né di suonare in giro, quindi anche per questo abbiamo deciso di dedicarci di più agli inediti.
Avete già iniziato la produzione di un nuovo progetto in studio?
Sì, abbiamo già registrato tre brani: Provate a Battermi, Fabry e Non Aspettare di Sognare.
Sono già disponibili qui, su professionemusica.com. Chiunque può ascoltarli ed acquistarli tramite il circuito Songrilla.
Parlateci di questi brani. Cosa significano, da dove nascono?
A differenza della produzione precedente, che era espressione del mondo adolescenziale e di tutte le problematiche legate all'amicizia e all'amore, nei brani più recenti c'è stata una crescita, soprattutto per quanto riguarda l'aspetto lirico e le tematiche affrontate. Dietro ai nuovi brani c'è una ricerca più accurata, orientata in particolare a temi sociali, come ad esempio l'incomunicabilità, che è un argomento ricorrente nei nostri lavori.
Provate e battermi è un grido di protesta contro la presunzione e alla falsità di chi ci sta intorno. In passato abbiamo partecipato a tantissimi concorsi, in cui tutti cercavano di ammaliarci con false prospettive e promesse che ovviamente non sono mai state rispettate. Di certo noi non ci siamo fatti fermare da questi comportamenti, perciò abbiamo voluto lanciare una sfida nei confronti di coloro che cercano di prevaricare sugli altri approfittando della loro ingenuità ed inesperienza.
Se su provate a battermi compare la voglia di riscattarsi e le forza, lo scoraggiamento è il motivo portante in Non aspettare di sognare. La canzone parla di quei momenti difficili, in cui non ti senti più padrone di te stesso, altri fanno le scelte al posto tuo, e non riesci a farti valere: il mondo esterno incide troppo profondamente nella tua vita, e ti porta ad abbandonare i sogni e le speranze.
Il terzo brano registrato, Fabry, è una lettera immaginaria a De André, e vuole essere in qualche modo un seguito alla sua canzone Il ballo mascherato delle celebrità, di cui tra l'altro c'è una citazione nel finale. Abbiamo immaginato di arrivare sulla scena descritta dal cantautore genovese poco dopo lo scoppio della la bomba (Nella canzone De André fa saltare con l'esplosivo tutte le maschere di ipocrisia e i simboli del potere. NdR) e di raccontare a De André stesso le nostre emozioni e i nostri pensieri.
Oltre a questi tre brani avete altro in cantiere su cui state lavorando?
Ci sono diverse canzoni su cui stiamo lavorando, in particolare nella stesura degli arrangiamenti. Una in particolare è una canzone che racconta la storia dell'attore Heath Ledger, scomparso nel 2008, a soli 28 anni, per un'overdose combinata di farmaci.
Marco: ho cercato di dar voce ad un uomo che ha sofferto a causa della solitudine e dell'abbandono. Mi sono immedesimato in lui, provando ad immaginare i suoi incubi e i suoi pensieri prima di quella tragica notte. In un recente viaggio a New York abbiamo addirittura visitato l'hotel in cui si è consumata la tragedia, presto metteremo le foto sul nostro nuovo sito.
Quindi state lavorando anche sul vostro sito web?
Giallonove.it sarà pronto a breve, con una nuova veste grafica. Nel sito potrete trovare contenuti audio, video, foto...insomma, tutto quello che riguarda la nostra band.
Qual è il sogno per il vostro futuro?
Il nostro sogno è quello di realizzarci in un live in cui possiamo eseguire esclusivamente i nostri brani. Un vero e proprio concerto che presenti le nostre produzioni e possa far conoscere al pubblico ciò che i Giallonove sono e vogliono dire.
